Certificato di idoneità alloggiativa: cos'è, chi lo rilascia e come si chiede
Il certificato di idoneità alloggiativa lo rilascia il Comune. A cosa serve, quali requisiti deve avere la casa, chi presenta la domanda e cosa fa il tecnico.
In breve
- È il documento con cui il Comune attesta che una casa ha i requisiti per ospitare un certo numero di persone.
- Serve per il ricongiungimento familiare, la coesione familiare, il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo esteso ai familiari e le assunzioni con il decreto flussi.
- La casa viene valutata su superficie, numero di stanze e requisiti igienico-sanitari, secondo il DM 5 luglio 1975 e le regole del Comune.
- Il certificato lo rilascia il Comune. La parte tecnica — sopralluogo, misure, documento di accertamento — la segue un tecnico abilitato.
Che cos'è il certificato di idoneità alloggiativa
Il certificato di idoneità alloggiativa (in alcuni Comuni si chiama attestazione di idoneità abitativa) è un documento pubblico: lo rilascia il Comune in cui si trova la casa, non un privato, non un patronato e nemmeno il tecnico che ha fatto il sopralluogo.
Il testo unico sull'immigrazione (d.lgs. 286/1998, art. 29) lo dice in modo chiaro per il ricongiungimento familiare: chi chiede di far venire in Italia i propri familiari deve dimostrare di avere un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali.
A cosa serve
Il certificato viene chiesto in diverse procedure:
- ricongiungimento familiare: per far venire in Italia coniuge, figli o genitori;
- coesione familiare e permesso di soggiorno per motivi familiari;
- permesso UE per soggiornanti di lungo periodo quando la richiesta riguarda anche i familiari;
- contratto di soggiorno e decreto flussi: il datore di lavoro deve indicare un alloggio idoneo per il lavoratore.
In tutti questi casi la domanda principale (alla Prefettura, alla Questura o allo Sportello Unico) non va avanti senza un certificato valido.
Quali requisiti deve avere la casa
Il riferimento nazionale è il decreto del Ministero della Sanità del 5 luglio 1975. Tra i parametri principali:
- superficie abitabile di almeno 14 m² per ciascuno dei primi quattro abitanti e 10 m² per ogni abitante in più;
- camera da letto di almeno 9 m² per una persona e 14 m² per due persone;
- un soggiorno di almeno 14 m²;
- per i monolocali, almeno 28 m² per una persona e 38 m² per due, servizi compresi;
- altezza interna minima di 2,70 m nei locali abitabili, aerazione e illuminazione naturale adeguate.
A questi si aggiungono i regolamenti edilizi e d'igiene locali, che possono essere più precisi. Per questo lo stesso appartamento può ospitare un numero di persone diverso a seconda del Comune e della disposizione delle stanze: il calcolo va fatto casa per casa.
Conta anche la regolarità dell'immobile: impianti, destinazione d'uso abitativa, planimetria coerente con lo stato reale. Una stanza ricavata senza titolo, un seminterrato non abitabile o una planimetria vecchia sono tra le cause più frequenti di problemi.
Chi presenta la domanda
In genere la domanda può presentarla chi ha titolo sull'alloggio o ci vive:
- il proprietario;
- chi ha un contratto di affitto registrato;
- chi è ospite o domiciliato nell'alloggio, con la dichiarazione di ospitalità del titolare;
- il datore di lavoro, nelle procedure del decreto flussi.
Moduli, modalità (sportello o portale online) e documenti da allegare li stabilisce ciascun Comune: prima di iniziare conviene sempre controllare la pagina ufficiale del proprio Comune.
Come funziona, passo per passo
- Si raccolgono i documenti sull'alloggio: titolo (proprietà, affitto o ospitalità), planimetria, dati catastali, eventuali dichiarazioni sugli impianti.
- Si verifica prima se la casa può ospitare il numero di persone che servono. È il passaggio che evita più errori: se i conti non tornano, meglio saperlo prima del sopralluogo.
- Sopralluogo di un tecnico abilitato: misura le stanze, controlla altezze, finestre e servizi, fa le foto.
- Documento tecnico di accertamento, timbrato e firmato dal tecnico, quando il Comune lo richiede o lo accetta a supporto della domanda.
- Domanda al Comune, che fa le sue verifiche e rilascia il certificato.
Cosa fa VeriCheck (e cosa no)
VeriCheck segue tutta la parte tecnica sull'alloggio: controlla i documenti prima di muovere un tecnico, verifica quante persone la casa può ospitare, organizza il sopralluogo con un tecnico abilitato della rete, che prepara il documento di accertamento timbrato e firmato.
VeriCheck non rilascia il certificato: lo rilascia il Comune. E non promette esiti: se il sopralluogo trova un problema, il tecnico lo documenta con foto e indica i passi successivi.
Tempi concordati, non promessi.
Domande frequenti
Il certificato lo può fare un geometra o un architetto? No. Il tecnico abilitato può preparare la documentazione tecnica e, dove previsto, asseverare lo stato della casa. Il certificato è un atto del Comune.
Quanto dura il certificato? La validità la stabilisce ciascun Comune. Prima di presentare la domanda principale controlla che il certificato sia ancora valido e che i dati (indirizzo, numero di persone) siano quelli giusti.
Posso usare lo stesso certificato per due procedure diverse? Dipende dalla procedura e dal numero di persone indicato. Se cambiano le persone che abiteranno la casa, di solito serve un nuovo certificato.
La casa è in affitto: serve il permesso del proprietario? Spesso sì, soprattutto per il sopralluogo e per le dichiarazioni sull'alloggio. Verifica con il tuo Comune quali documenti chiede.
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