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Normativa 21 giugno 2026 · 4 min di lettura

Idoneità alloggiativa: i metri quadri minimi per ogni nucleo familiare

Quanti metri quadri servono per l'idoneità alloggiativa: superfici minime del DM 5/7/1975 per persone e stanze, con un esempio pratico per una famiglia.

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«La mia casa è grande abbastanza?» è la prima domanda di chi deve ottenere l’idoneità alloggiativa, soprattutto per un ricongiungimento familiare. La risposta non è un’opinione: dipende da parametri di superficie precisi, fissati dal Decreto del Ministero della Sanità 5 luglio 1975 e applicati — spesso con qualche aggiunta — dal regolamento d’igiene del Comune.

Questa guida spiega i numeri che contano, con un esempio pratico.

La regola base: superficie e numero di persone

Il DM 5/7/1975 fissa la superficie minima dell’alloggio in funzione delle persone che vi abitano. I due riferimenti di partenza più citati:

  • monolocale per 1 persona: superficie utile ≥ 28 mq (incluse zona cottura e bagno);
  • monolocale per 2 persone: superficie utile ≥ 38 mq.

Per i nuclei più numerosi non esiste un unico «metro quadro a testa» valido ovunque: la verifica si fa sommando le superfici minime delle singole stanze previste dal decreto, e confrontando il totale con il numero di occupanti. È qui che molti sbagliano i conti.

Le superfici minime delle stanze

Il DM 5/7/1975 stabilisce, per i locali abitabili:

  • camera da letto singola: ≥ 9 mq;
  • camera da letto doppia: ≥ 14 mq;
  • soggiorno: ≥ 14 mq;
  • altezza media interna: 2,70 m (riducibile a 2,40 m per i locali accessori come bagno, corridoio, ripostiglio).

A questi si aggiungono i requisiti igienico-sanitari: aero-illuminazione naturale di ogni stanza, servizi igienici, dotazioni impiantistiche a norma.

Un esempio pratico: famiglia di 4 persone

Prendiamo due genitori con due figli che condividono una camera. Il «pavimento» minimo, sommando i locali richiesti, è all’incirca:

  • 1 camera matrimoniale (doppia) ≥ 14 mq
  • 1 camera dei figli (doppia) ≥ 14 mq
  • 1 soggiorno ≥ 14 mq
  • bagno + zona cottura + disimpegni ≈ 10–14 mq

Si arriva, in pratica, a un alloggio dell’ordine dei 55–60 mq come soglia di partenza per quel nucleo — fermo restando che, se i figli sono di sesso diverso e sopra una certa età, può servire una stanza in più. Per un nucleo più ampio la soglia sale di conseguenza.

L’esempio serve a dare un ordine di grandezza: la verifica reale la fa il tecnico sulla planimetria, stanza per stanza, non «a occhio» sui metri totali.

Attenzione: il Comune può chiedere di più

Il DM 1975 è lo standard nazionale, ma molti Comuni applicano un regolamento d’igiene o edilizio più restrittivo (superfici per abitante, requisiti di aerazione, dotazioni). Assumere il minimo nazionale dove lo sportello pretende parametri locali è una delle cause-tipo di rigetto. Per questo conta affidarsi a un tecnico che conosce la prassi del Comune dove va depositata la pratica — Milano, Brescia, Bergamo, Torino e le altre province non applicano tutte gli stessi standard di sportello.

E se mancano pochi metri?

Non sempre è un «no» definitivo. A seconda del caso, si può intervenire sul numero di occupanti dichiarati, su una diversa destinazione delle stanze, o su piccoli adeguamenti. Una relazione tecnica che fotografa la situazione e indica le azioni correttive è comunque utile per pianificare e per documentare la posizione all’ufficio competente.

In sintesi

I metri quadri per l’idoneità alloggiativa non si stimano a sentimento: si calcolano sui parametri del DM 5/7/1975, stanza per stanza, e si confrontano con la prassi del Comune. Conoscere queste soglie prima di firmare un contratto di locazione può farti risparmiare un rigetto e settimane di attesa.


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