Certificato di idoneità alloggiativa in ritardo: cosa dipende dal Comune e cosa dalla pratica
I tempi hanno due componenti: il carico dell'ufficio comunale, che non si governa, e la sospensione fino a trenta giorni che una pratica incompleta si tira addosso da sola. Con i termini aggiornati dopo il D.L. 146/2025.
Certificato di idoneità alloggiativa in ritardo: cosa dipende dal Comune e cosa dalla pratica
Nel luglio 2026 a Reggio Calabria i ritardi nel rilascio dei certificati di idoneità alloggiativa sono finiti in una richiesta pubblica di chiarimenti all'amministrazione, con la domanda di tempi certi per chi ha già depositato tutto e attende. Il tema non è locale: il certificato di idoneità alloggiativa è un atto comunale che sta dentro una catena di procedimenti — nulla osta, visto, permesso di soggiorno — e ogni settimana persa a monte si trascina fino in fondo.
Vale la pena separare con chiarezza due piani che nelle conversazioni si confondono sempre: il tempo dell'ufficio, su cui nessun tecnico ha potere, e il tempo che la pratica si aggiunge da sola, che è invece interamente governabile.
Il quadro dei termini, aggiornato
Il primo dato da mettere in fila è che i tempi della catena si sono allungati per legge, non per disorganizzazione. L'articolo 7 del D.L. 3 ottobre 2025, n. 146 (convertito con L. 1° dicembre 2025, n. 179) ha modificato l'articolo 29, comma 8, del D.Lgs. 286/1998: il nulla osta al ricongiungimento familiare è ora rilasciato entro centocinquanta giorni dalla richiesta, dove prima il termine era di novanta.
Il certificato di idoneità alloggiativa sta a monte di quel termine, perché serve per depositare la domanda. Quindi ogni giorno perso sull'accertamento comunale non si somma ai 150 giorni: li anticipa. Una pratica tecnica che parte con due mesi di ritardo sposta di due mesi l'inizio del conteggio, non la sua fine.
Sul procedimento comunale il riferimento generale è l'articolo 2 della legge 241/1990: in assenza di un termine diverso fissato dall'amministrazione, il procedimento si conclude in trenta giorni. È un termine ordinatorio — la sua scadenza non fa nascere da sola il titolo — ma è il metro con cui si misura un ritardo.
Il punto che quasi nessuno considera: la sospensione dei trenta giorni
Qui sta la parte operativa più importante, e la meno conosciuta.
L'articolo 2, comma 7, della legge 241/1990 consente all'amministrazione di sospendere il termine una sola volta e per non più di trenta giorni, per acquisire informazioni o certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in suo possesso.
Tradotto: una richiesta di integrazione documentale non è un fastidio da qualche giorno. È, per legge, fino a un mese aggiuntivo — che si somma al tempo di lavorazione ordinario e al tempo, non normato, che serve al richiedente per procurarsi il documento mancante.
Un certificato di idoneità alloggiativa che riceve una richiesta di integrazione non "ritarda un po'". Nella pratica raddoppia.
Cosa fa scattare l'integrazione
Dall'esperienza sui procedimenti comunali, le richieste di integrazione si concentrano su un elenco corto e sempre lo stesso:
- planimetria catastale non coerente con lo stato dei luoghi — una parete spostata, un locale accorpato, un bagno ricavato e mai aggiornato al Catasto. È di gran lunga la prima causa;
- altezze non riportate o riportate senza indicare il punto di misura, quando il locale ha soffitto inclinato o controsoffittatura;
- titolo di disponibilità dell'alloggio incompleto: contratto non registrato, comodato senza data certa, consenso del proprietario mancante quando l'alloggio non è di chi presenta la domanda;
- numero di occupanti incoerente tra domanda, stato di famiglia e superfici dichiarate;
- carenze formali del deposito: bollo, diritti di segreteria, firma digitale assente dove il portale la richiede.
Nessuna di queste voci riguarda il merito tecnico dell'alloggio. Riguardano la completezza del fascicolo — cioè esattamente la parte che si può chiudere prima di depositare.
Nove piazze, nove tempi
Nelle città che seguiamo — Milano, Monza, Bergamo, Brescia, Torino, Novara, Vercelli, Piacenza, Parma — la variabilità non è solo nei giorni di lavorazione: è nel modo in cui il procedimento è organizzato.
A Milano la competenza non è di un ufficio unico ma del Municipio in cui ricade l'alloggio: nove strutture, nove carichi di lavoro, nove code diverse dentro la stessa città. Altrove il procedimento è incardinato sull'ufficio tecnico o sullo sportello unico per l'edilizia, con effetti molto diversi sui tempi a seconda di quanto quell'ufficio sia già occupato da pratiche edilizie ordinarie.
Chiedere "quanto ci vuole per l'idoneità alloggiativa in Italia" è una domanda senza risposta. La domanda giusta è "quanto ci vuole in questo Comune, con questo ufficio, in questo periodo dell'anno" — e la risposta va verificata, non stimata. Per questo teniamo una scheda per ogni piazza: per esempio Torino e Milano.
Un caso-tipo, ricostruito sui parametri
Situazione ricorrente, non riferita a una pratica specifica. Appartamento di 68 mq, tre locali, richiesta per quattro persone. Rilievo a posto, superfici sopra i minimi del DM 5 luglio 1975 (14 mq per ciascuno dei primi quattro abitanti: servono 56 mq abitabili, ci sono). Documentazione depositata.
Al trentaduesimo giorno arriva la richiesta di integrazione: la planimetria catastale mostra due camere, lo stato dei luoghi ne mostra tre, perché anni prima il soggiorno era stato diviso con una parete in cartongesso mai comunicata. L'ufficio non può accertare l'idoneità di un immobile la cui rappresentazione ufficiale non corrisponde a quello che il tecnico ha misurato.
Da lì: sospensione del termine, variazione catastale da predisporre e presentare, attesa della nuova planimetria, ridepositi. Il costo reale non è la variazione — è modesta — ma i due mesi che si aggiungono a un procedimento che ne prevedeva uno.
Se la stessa verifica fosse stata fatta prima del deposito, la variazione sarebbe stata predisposta in parallelo alla pratica, non in sequenza. Stesso lavoro, due mesi in meno.
Perché una pratica misurata regge meglio dell'attesa
Quando il ritardo è dell'ufficio, la leva che resta è documentale. Una pratica che riporta i valori misurati, il punto in cui sono stati presi e i margini di tolleranza permette due cose che una relazione generica non permette:
- rispondere subito a una richiesta di chiarimenti, senza tornare sul posto: i dati sono già agli atti;
- sostenere un riesame se il procedimento si chiude male. Un diniego preceduto dalla comunicazione dei motivi ostativi (art. 10-bis della legge 241/1990) dà una finestra di dieci giorni per le osservazioni: in dieci giorni si scrive una memoria, non si rifà un sopralluogo.
È la ragione per cui preferiamo dichiarare un margine — "altezza media 2,71 m, misurata in tre punti" — invece di una conclusione secca. Un numero con il suo metodo si difende; un aggettivo no.
Quello che si può fare e quello che non si può promettere
L'esito dell'accertamento e i tempi dell'ufficio non dipendono da chi redige la parte tecnica: sono competenza del Comune, così come il seguito della catena è competenza di Prefettura e Questura. Su questo nessuno può impegnarsi, e chi lo fa sta promettendo una cosa che non controlla.
Quello che si può fare, e su cui ci si può impegnare con tempi concordati per iscritto, è consegnare un fascicolo completo al primo deposito: rilievo, misure, coerenza fra planimetria e stato di fatto, conteggio degli occupanti, documentazione di disponibilità dell'alloggio. È il perimetro del nostro servizio di idoneità alloggiativa, ed è anche l'unica leva reale sui tempi complessivi.
Sui parametri con cui si calcola quante persone può ospitare un alloggio abbiamo pubblicato una guida dedicata ai requisiti igienico-sanitari.
In sintesi
Il ritardo di un certificato di idoneità alloggiativa ha due componenti. Una è il carico dell'ufficio comunale, e non si governa. L'altra è la sospensione del termine che una pratica incompleta si tira addosso da sola — fino a trenta giorni per legge, più il tempo di recuperare quello che manca.
La prima si subisce. La seconda si evita prima di depositare, e vale mesi in una catena che dopo il D.L. 146/2025 arriva a centocinquanta giorni per il solo nulla osta. Se la pratica serve per un ricongiungimento, il percorso completo è descritto nella pagina idoneità per ricongiungimento familiare; per il rilascio o il rinnovo del titolo di soggiorno il riferimento è idoneità per permesso di soggiorno.
Per approfondire:
• Richiedi la tua idoneità alloggiativa senza impegno • Idoneità alloggiativa per ricongiungimento familiare
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