Idoneità alloggiativa come si richiede: la procedura, e i cinque punti in cui cambia da comune a comune
Il certificato è un atto comunale: non esiste uno sportello nazionale né una modulistica valida ovunque. I requisiti del DM 5 luglio 1975 restano fermi, ma cambiano il nome del documento, l'ufficio competente, il canale di deposito, chi esegue il sopralluogo e il regolamento d'igiene locale. E il parametro applicabile dipende dalla finalità della pratica.
Idoneità alloggiativa come si richiede: la procedura, e i cinque punti in cui cambia da comune a comune
Un Comune sposta lo sportello che rilascia il certificato di idoneità alloggiativa. Cambia l'indirizzo, restano gli orari ridotti, la modulistica è la stessa. È una notizia amministrativa minore, di quelle che non fanno notizia fuori dal territorio.
Eppure dice una cosa strutturale che quasi nessuno mette in conto prima di depositare: il certificato è un atto comunale. Non esiste uno sportello nazionale, non esiste un portale unico, non esiste una modulistica valida ovunque. Esistono migliaia di uffici comunali che applicano la stessa norma tecnica con procedure proprie.
Chi cerca «idoneità alloggiativa come si richiede» trova risposte che si contraddicono, e le legge come se una fosse giusta e le altre sbagliate. Non è così: sono tutte vere, ciascuna nel proprio comune. Questo articolo separa ciò che è nazionale — e quindi non cambia — da ciò che è locale, e che è esattamente dove le domande si fermano.
Chi rilascia il certificato, e chi prepara la parte tecnica
La ripartizione dei ruoli è scritta nella norma, e leggerla evita il primo equivoco.
L'art. 29, comma 3, lettera a) del D.Lgs. 286/1998 — il testo unico sull'immigrazione — subordina il ricongiungimento familiare alla disponibilità di «un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali». L'art. 6, comma 1, del DPR 394/1999, regolamento di attuazione, ribadisce che quell'accertamento spetta al Comune.
Da qui discendono due conseguenze operative.
La prima: il Comune accerta, non progetta. L'ufficio riceve una domanda con i suoi allegati, la controlla, dispone o acquisisce il rilievo e decide. Non ricostruisce la pratica al posto del richiedente e, nella maggioranza dei casi, non integra d'ufficio ciò che manca.
La seconda: la parte tecnica — misure, planimetria aggiornata, conformità degli impianti, scheda tecnica — deve arrivare allo sportello già corretta e già completa. Vericheck è la struttura che redige quella parte tecnica secondo il Protocollo; il certificato lo emette il Comune, e nessun tecnico può sostituirsi a quella decisione.
Idoneità alloggiativa come si richiede: i cinque passaggi
La sequenza è sempre la stessa. Cambia il modo in cui ogni passaggio viene eseguito.
1. Individuare l'ufficio competente. È il Comune in cui si trova l'alloggio, non quello di residenza del richiedente e non quello dove si presenterà la pratica di soggiorno. Nelle città metropolitane la competenza può scendere di un livello: a Milano, per esempio, la domanda va al Municipio in cui è ubicato l'alloggio — uno dei nove — e non a un ufficio centrale cittadino, come ricostruito nell'articolo su come funziona la pratica a Milano.
2. Verificare il titolo di disponibilità dell'alloggio. Proprietà, contratto di locazione registrato, comodato registrato, oppure ospitalità formalizzata con il consenso del titolare. Un titolo non registrato o scaduto blocca la pratica prima ancora che si discuta di metri quadri: il tema è trattato per esteso nell'articolo sui documenti e il titolo di disponibilità.
3. Misurare l'alloggio sui parametri applicabili. Non «a occhio» sulla planimetria catastale, che riporta superfici lorde e non risponde alla domanda. Servono le superfici nette dei singoli locali e l'altezza interna utile.
4. Raccogliere gli allegati tecnici. Planimetria conforme allo stato dei luoghi, dichiarazioni di conformità o rispondenza degli impianti elettrico e gas, documento del richiedente, titolo di disponibilità, ricevuta dell'eventuale corrispettivo per il sopralluogo.
5. Depositare la domanda completa. È il passaggio in cui si perde più tempo di tutti, per una ragione controintuitiva spiegata più avanti: molti uffici non «sospendono» una domanda incompleta. Semplicemente non la istruiscono.
I parametri sono nazionali — ma non sono gli stessi per tutte le pratiche
Il riferimento tecnico è il decreto del Ministro della Sanità del 5 luglio 1975. È del 1975 e non è cambiato: è la parte più stabile dell'intera materia.
| Requisito | Soglia |
|---|---|
| Stanza da letto singola | 9 mq |
| Stanza da letto doppia | 14 mq |
| Stanza di soggiorno | 14 mq |
| Superficie abitabile per abitante (primi 4) | 14 mq ciascuno |
| Superficie abitabile per abitante (dal 5° in poi) | 10 mq ciascuno |
| Monostanza 1 persona (servizi inclusi) | 28 mq |
| Monostanza 2 persone (servizi inclusi) | 38 mq |
| Altezza interna utile locali di abitazione | 2,70 m |
| Altezza interna utile corridoi, bagni, ripostigli | 2,40 m |
Due avvertenze che valgono più della tabella.
Le soglie non si compensano. Una camera di 8 mq non diventa conforme perché il soggiorno ne misura 20. Ogni locale risponde della propria soglia, e il conteggio della capienza si ferma al vincolo più stretto.
Il parametro cambia con la finalità della pratica. Questo è il punto che manda fuori strada più spesso. Per il ricongiungimento familiare e per i motivi familiari si applica il percorso dell'art. 29 appena visto. Per il nulla osta al lavoro — quindi per il decreto flussi — l'art. 5-bis del testo unico impone invece al datore di lavoro la disponibilità di un alloggio che rientri nei parametri minimi previsti per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, che sono di fonte regionale e non coincidono necessariamente con le soglie del 1975. Stessa casa, stessa metratura, due griglie di valutazione diverse a seconda del motivo per cui si chiede il documento. Chi prepara la pratica con la griglia sbagliata ottiene un documento che non serve.
I cinque punti in cui il percorso cambia da comune a comune
La norma tecnica è ferma. Tutto il resto si muove, e si muove su cinque assi.
Il nome del documento. «Certificato di idoneità alloggiativa» è la dizione più diffusa, ma non è universale. A Milano il documento si chiama attestazione di idoneità abitativa. Chi cerca il nome sbagliato sul portale sbagliato conclude che il servizio non esista.
L'ufficio competente. Sportello unico comunale, ufficio anagrafe, servizi sociali, ufficio tecnico, Municipio decentrato: la collocazione interna varia, e con essa il canale di contatto.
Il canale di deposito. Portale telematico comunale con SPID o CIE, PEC, sportello fisico su appuntamento. La variabilità può convivere sulla stessa provincia: nel Bresciano la Prefettura mette a disposizione un applicativo telematico dedicato, ma per gli alloggi situati nel Comune capoluogo la domanda passa dal portale comunale. Due percorsi diversi a pochi chilometri.
Chi esegue il sopralluogo. In molti comuni lo esegue un tecnico dell'ufficio. A Milano l'accertamento passa in genere da un Protocollo d'Intesa fra il Comune e il Collegio dei Geometri, con corrispettivo a carico del richiedente e ricevuta da allegare alla domanda; in alternativa il richiedente può incaricare un tecnico di fiducia, che redige e firma la scheda. Altrove la scheda del tecnico privato è la regola, o non è ammessa affatto.
Il regolamento d'igiene locale e i tempi. Il DM 1975 fissa il minimo nazionale; il regolamento locale d'igiene e il regolamento edilizio comunale possono essere più restrittivi — sulle altezze dei sottotetti, sull'aeroilluminazione, sui locali seminterrati, sui rapporti aeranti. In Lombardia molti comuni applicano regolamenti d'igiene di derivazione regionale con requisiti aggiuntivi. Sui tempi la forbice è ampia: a Torino l'ufficio è centrale e le tempistiche dichiarate arrivano a 120 giorni, comprimibili a 10 in presenza di un preavviso di rigetto della Prefettura o della Questura; a Milano non sono contemplate richieste d'urgenza e il rilascio a documentazione completa avviene di norma entro circa 30 giorni.
Sulle piazze in cui operiamo — Milano, Monza, Bergamo, Brescia, Torino, Novara, Vercelli, Piacenza e Parma — questi cinque assi non hanno mai la stessa combinazione. Assumere lo standard nazionale come se fosse anche la procedura locale è la causa-tipo del rigetto, e non perché la norma cambi: cambiano il nome, l'ufficio, il canale, il rilievo e le soglie aggiuntive.
Un caso-tipo: la domanda depositata e mai istruita
Nucleo di tre persone, alloggio in locazione con contratto regolarmente registrato, metratura ampiamente sopra le soglie. Nessun problema tecnico reale. Appuntamento in Questura fissato a distanza di due mesi.
La domanda viene depositata sul portale comunale con planimetria e titolo di disponibilità. Mancano le dichiarazioni di conformità degli impianti elettrico e gas: il richiedente le ha richieste al proprietario, che le sta cercando, e ha depositato comunque «per far partire i tempi».
I tempi non partono. L'ufficio non apre l'istruttoria su una domanda incompleta e non la tiene in sospeso in attesa dell'integrazione: la domanda resta ferma, senza protocollo utile. Quando le dichiarazioni arrivano, cinque settimane dopo, la pratica riparte da zero e il conteggio dei giorni decorre da lì. L'appuntamento in Questura arriva prima del certificato.
Il difetto non era tecnico. Era procedurale, e stava tutto in un'assunzione sbagliata: che depositare incompleto sia comunque meglio che non depositare. In molti comuni è vero il contrario, perché consuma la finestra temporale senza far avanzare nulla. Il tema dei tempi e dei ritardi è approfondito nell'articolo su cosa fare quando il certificato tarda.
Perché una misura dichiarata regge meglio allo sportello
Su questa pratica il tecnico non decide: propone un accertamento a un ufficio che ha l'ultima parola. Cambia tutto il modo in cui quell'accertamento va scritto.
«Camera da letto: 14 mq» è un'affermazione. Se l'ufficio misura 13,6 mq, l'intera scheda perde credibilità e la pratica torna indietro.
«Camera da letto: 14,32 mq netti, misurati al filo interno finito con distanziometro laser, tolleranza ±0,02 m; soglia applicata DM 5/7/1975 per stanza a due posti = 14,00 mq; margine residuo 0,32 mq» è una dimostrazione. Se l'ufficio rileva un valore leggermente diverso, si discute su uno scostamento tracciabile — il punto di misura, il trattamento di una nicchia, lo spessore di un intonaco — invece di rifare l'intera domanda.
Vale lo stesso per i margini che non si possono chiudere: un'altezza che varia sotto una trave, un sottotetto con andamento inclinato, un locale la cui destinazione catastale non coincide con l'uso reale. Scriverli, insieme all'indicazione di cosa li chiuderebbe, non indebolisce il giudizio tecnico: lo rende verificabile. Ed è precisamente ciò che un ufficio che deve firmare un atto chiede a chi glielo propone.
Su una pratica dove le finestre temporali sono fissate da altri — la Questura, lo Sportello Unico, la Prefettura — evitare il secondo giro non è eleganza professionale. È la differenza fra presentarsi all'appuntamento con il documento o senza.
In sintesi
- «Idoneità alloggiativa come si richiede» non ha una risposta unica: il certificato è un atto comunale, e la procedura è comunale.
- Ciò che è nazionale sono i requisiti: le soglie del DM 5 luglio 1975 per il percorso del ricongiungimento, i parametri regionali di edilizia residenziale pubblica per il nulla osta al lavoro dell'art. 5-bis. Il parametro applicabile dipende dalla finalità della pratica.
- Le soglie del DM 1975 non si compensano fra locali: la capienza si ferma al vincolo più stretto.
- Cinque assi cambiano da comune a comune: nome del documento, ufficio competente, canale di deposito, esecutore del sopralluogo, regolamento d'igiene locale e tempi.
- Molti uffici non istruiscono le domande incomplete e non le sospendono: depositare senza tutti gli allegati consuma tempo senza farlo decorrere.
- Un rilievo che dichiara metodo, strumento e margini regge un controllo; un numero senza dimostrazione può solo essere sostituito.
Se stai verificando quante persone può ospitare un alloggio prima di presentare la domanda, il servizio di idoneità alloggiativa parte dal rilievo e dalla scheda tecnica che il Comune richiede. Il perimetro documentale cambia se la pratica nasce da un ricongiungimento familiare oppure da un permesso di soggiorno: conviene impostarlo prima del sopralluogo, non dopo.
Fonti normative: D.Lgs. 286/1998 (artt. 5-bis, 29 c. 3 lett. a); DPR 394/1999 art. 6 c. 1; DM Ministero della Sanità 5 luglio 1975, artt. 1 e 2. Procedure, tempi e corrispettivi comunali vanno verificati nella versione vigente presso l'ufficio competente al momento del deposito.
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